Sei viadotti in adeguamento sismico, 45 modelli BIM, quattro gruppi di progettazione: nessuna prima consegna era conforme. La verifica non si è fermata a dirlo. Ha messo committente e progettisti in condizione di decidere che cosa correggere subito, che cosa chiarire e che cosa accettare.
Il rischio: tante segnalazioni, nessuna priorità
Una verifica BIM che restituisce migliaia di rilievi non riduce il rischio: lo sposta. Il progettista non sa da dove cominciare, il committente non sa se la consegna è accettabile e gli errori veri si perdono nel rumore. Su uno dei viadotti la prima analisi delle interferenze ne contava 2.450.
Ogni rilievo con una classe e un responsabile
Ogni consegna è passata da tre livelli, con le stesse regole per tutte le opere: LV1 sul contenuto informativo, LC sul coordinamento fra oggetti e modelli, LV2 sulla coerenza con relazioni e tavole. Ogni rilievo è stato classificato:
- non conformità: blocca la consegna e va corretta;
- da verificare: serve una risposta del progettista;
- osservazione: resta agli atti, non blocca.
Ogni azione indica chi deve agire e su quale voce. Così le 2.450 interferenze sono diventate 38 da correggere: il resto erano nodi in acciaio saldati o bullonati, elementi interrati, parti dell’opera esistente da demolire. Restano nel rapporto, ma non generano correzioni inutili.
Che cosa è emerso
LV1: schema IFC non ammesso, unità in decimetri o centimetri, sistema di riferimento assente, dati copiati da un’altra opera, stato dell’intervento mancante, classi IFC errate, oggetti duplicati fra modelli. Errori di formato, non di progetto, correggibili in poche ore.
LV2: soletta di 32 cm nel modello contro i 26 cm della relazione; pali di 28-29 m contro i 22 m della tavola. Scarti che nessun controllo informativo avrebbe trovato e che si sarebbero trascinati nel computo e nelle fasi successive. Il rilievo non stabilisce chi ha ragione: mostra lo scarto e chiede una decisione.
Decidere con le informazioni giuste
Il rischio si è ridotto non perché la verifica abbia trovato più errori, ma perché ha dato a chi decide gli elementi per farlo:
- un esito per modello e per voce, non un giudizio generico sulla consegna;
- priorità chiare: prima ciò che blocca, poi ciò che va chiarito;
- regole scritte e tolleranze dichiarate: lo stesso giudizio per tutte le opere e tutti i progettisti;
- controlli ripetibili: sugli stessi file danno lo stesso risultato, mentre la valutazione finale resta al tecnico ed è dichiarata nel rapporto.
Meno riconsegne a vuoto, meno errori portati in computo o in cantiere, meno margini di contestazione: ogni decisione è motivata e tracciata.
Prima di consegnare
- Esportare con la configurazione IFC della commessa, non con quella predefinita del software.
- Controllare metri, coordinate condivise e sistema di riferimento nell’IFC esportato.
- Verificare codici, classi IFC e dati dell’opera su tutti gli oggetti.
- Un oggetto, un modello: niente duplicati fra modelli.
- Confrontare le misure principali con relazioni e tavole.
Le regole nate su questa commessa stanno diventando un modulo della piattaforma Nexcommon, applicabile ad altre commesse cambiando solo la configurazione. Per arrivare alla prossima consegna con i modelli già controllati, su nexcommon.com trovate le consulenze sulla verifica e sul coordinamento BIM.
Caso reale reso anonimo: non sono indicati committente, progettisti, opere né codici degli elaborati. I numeri sono quelli delle verifiche effettuate.
